venerdì 11 novembre 2011
DI SCHIENA AMORE IN UN DUELLO - MM feat Fabrizio Bosso
“Risuonala!!!” diceva Rocco.
“Ci vorrebbe una tromba!” diceva Mimmo.
“Una tromba alla Bosso!”
DI SCHIENA AMORE IN UN DUELLO
musica M. Gruosso/ R. Spagnoletta
testo di Rocco Spagnoletta
Amami come se fossi mia madre
E Guardami come se fossimo parti di un cinema muto
Parlami come un santo di nome Francesco parlava agli alberi
E bruciami come quella prima volta che facemmo l’amore.
Indica a tutti la strada più comoda per il tuo cuore
E bendami perché io non veda dovunque il clamore
Dei baci tuoi
Dei baci tuoi
Ma la felicità
Il buonsenso e l’età
Non lasciano tutto così come sta.
Non restiamo come siamo
Che ci fermiamo sul più bello
Non restiamo come siamo
Di schiena amore in un duello.
Spezzami le vene come l’ultimo amore di quella canzone
E cantami,oh divina, le gesta delle tue mani che
Camminano sul mio corpo: una barca che vive in balia della malinconia
Come la vita mia.
Salvami dalla lancia imbevuta di aceto immorale
E bevimi, bevimi nella tua mente e trattieni il destino
Ovattami dal banale incessante fluire del tempo
Nel canto del vento.
Ma la felicità
Il buonsenso e l’età
Non lasciano tutto così come sta.
Non restiamo come siamo
Che ci fermiamo sul più bello
Non restiamo come siamo
Di schiena amore in un duello.
Non restiamo come siamo
Che ci fermiamo sul più bello
Non restiamo come siamo
Di schiena amore in un duello.
Il primo passo è quello che ti sembra in salita
Fai il secondo guardi avanti e cerchi già l’uscita
Il terzo è quello ancora che non fa rumore
È un duello e chi spara non muore
Cammini lentamente in una direzione
Ti volti miri spari un colpo al polmone
La vita è un duello ha un vincitore:
Chi centra il cuore.
Non restiamo come siamo
Che ci fermiamo sul più bello
Non restiamo come siamo
Di schiena amore in un duello.
venerdì 29 gennaio 2010
lunedì 22 giugno 2009
lunedì 18 maggio 2009
FENOMENOLOGIA DEL TAGADA'
Sul tagadà capii di non poter ambire ad essere figo come quelli che stavano in piedi al centro della giostra e camminavano in senso contrario rispetto al giro in senso orario di quella specie di padella. Mi mancava stabilità e poi odiavo quelle canzoni da giostre che provenivano da certi circuiti dance o solitamente a palla suonavano a loop l’ultimo successo del festival della canzone italiana. Un anno sentii tante di quelle volte “Donna con te” di Anna Oxa che ancora oggi conosco tutto il testo a memoria e me ne vergogno non poco. Quest’anno ho scoperto che hanno inventato il Tagadà per bambini e nani: un minitagadà dalle dimensioni ridotte per far provare l’ebbrezza della figherìa dello stare in piedi al centro della giostra anche ai bambini, una sorte di navescuola verso l’ambitissimo centro del Tagadà grande. Comunque è una questione di instabilità la mia. E di illusioni.
Conclusione.
Mi sono sempre chiesto se era più figo fare 100.000 punti al PUGNO o stare in piedi sul TAGADA’. Probabilmente morirò con questo dilemma.
roccospagnoletta per il sociale
per scrivere questa nota ho rischiato di spezzarmi più volte le braccia sul Tagadà.
lunedì 30 marzo 2009
c'era una volta un vecchio che fumava la pipa di fronte al mare.
un giorno un giovane
passando di lì
gli chiese lumi sul mare
e sull'amore
sulla felicità
e sulle donne
sul cupo rumore del vento
e sul valore degli abbracci
sui baci regalati
e sull'inedia
sulla vana gloria
e sugli sprazzi improvvisi di colore
sulla vita
e sulla morte.
il vecchio che fumava la pipa di fronte al mare
lo guardò e gli disse:
"giovane hai una fortuna immensa"
e continuò a fumare la sua pipa
e a guardare l'intonarsi del mare con il cielo.
roccospagnoletta, poesie
giovedì 5 febbraio 2009
LULIN
La coda non ce l’ha più.
L’ha persa percorrendo una via lattea qualsiasi.
Si avvicina alla Terra cantando “almeno tu nell’universo”.
La coda è rimasta sul ciglio della via lattea a cantare “se mi lasci non vale”.
Sapete cazzoni che tutto sto casino che stiamo facendo qui va a incasinare l’universo.
Tutta la confusione che creiamo qui aumenta l’entropia nell’universo.
Tutto quello che diventa superfluo lo gettiamo nell’universo.
Come i sentimenti desueti.
Come la vana gloria.
Come l’amore liquido.
Come l’amore sprecato.
Come le imprecazioni insensate.
Come le urla di gioia.
Come le notti insonni.
Come il passato da cartolina.
Come un presente* inquieto.
Io ho lasciato tutto lì a terra (è strano dire a terra nel cielo) vicino alla coda della cometa e alle [tue] fissazioni.
Tanto c’è un sacco di spazio nello spazio!
rs
*come un presente = nella doppia accezione temporale e di regalo, d’altronde il presente è un regalo altrimenti perché si chiamerebbe presente?
lunedì 20 ottobre 2008
Liberi Tutti...
In clandestinità
Torna a casa tardi
per cena non hai orari
niente prendi e niente dai
vivi in clandestinità
Piccole partenze
rimandate poi per sempre
tutto poco e male
a strappo nell'ubiquità
"Come un uccello sulla gabbia
ho provato a essere libero..."
Cantavamo nella gioia
che non sai se puoi godere
che non sai se può durare
nella clandestinità
Fino a raschiar la vita
per le cento città
sulla strada che ci unisce
e che divide da chi lasci
Le metti addosso una divisa
e ti guadagni la tua croce
in una cella di bellezza
dove cambi viso e voce
Chiudi in un incanto
dove non rimani uguale
e sei come non sei
nella clandestinità
Costruisci un labirinto
un recinto una prigione
per uscirsene di notte
e poter scappare fuori
Dove mister Pall
incontra mister Mall
e in tutta libertà
vivi in clandestinità
Abbraccio sottobraccio
per le scale di Alaveda
voi che fate
che vi dite
dove andate?
Ed nella tormenta Rastafari
e Cina e tutta la mia ghenga
che mi perdo se sto indietro
Come un uccello che ha provato ad essere libero
e che muore appena fuori
sono restato senza ali e senza te
Qualcuno mi protegga
da quello che desidero
o almeno mi liberi
da quello che vorrei
Dall'obbedienza e dal timore
e dalla viltà
guadagnar la libertà
dalla clandestinità
Abbraccio sottobraccio
per le scale di Alaveda
voi che fate
che vi dite
dove andate?
E la faccia del mattino
Non mi faccia più male
Come un uccello sulla gabbia
sono volato nella strada senza te...
Dove mister Pall
incontra mister Mall
in tutta libertà
dalla clandestinità
(V.Capossela)
La libertà, diceva Seneca, è l’affrancamento delle passioni e io glielo appoggio, ciò implica che finché ognuno di noi avrà le proprie passioni non sarà libero? Però, d’altra parte, è proprio nelle passioni che ritroviamo la nostra libertà, quindi o Seneca ha scritto una cazzata oppure è tutto da interpretare ma i tempi del liceo sono finiti.
“Come un uccello che ha provato ad essere libero
e che muore appena fuori
sono restato senza ali e senza te”
La libertà è nella clandestinità del cuore?
Per questo ho scelto questa canzone?
Per questo sono proprio le passioni a renderci schiavi e allo stesso tempo liberi?
E solo la conoscenza ci può rendere veramente liberi?
O liberi tutti liberi tutti liberi tutti!!!
O liberi non lo si è mai?
Mi ha detto “Il tuo blog non lo leggo perché non ti capisco!” ho risposto “neanche io mi capisco! Eppure lo scrivo.”
ZioViTO ha chiesto a una: “Ma tu sei donna?”
Lei: “Sì certo!”
ZioViTO: “E da quando?”
Lei: “Da quando sono nata!”
ZioViTO: “Sicura?”
La libertà comincia dall'ironia. (Victor Hugo)
Ascoltaci anche da lì, continueremo a suonare per te!
giovedì 11 settembre 2008
Siamo degli evasi all’ora dell’aperitivo.
Scusa se dico ancora le parolacce.
Non spreco soldi in regali atroci
(li spreco in altre cose e lo sai!).
Ti lascio questa canzone
in cambio dei tuoi insegnamenti.
Insegnante che non sei altro!
Lo so, Ma', che ora senti l’impulso irrefrenabile di rispondere con un commento ma poi lo sai che mi incazzo!!! Quindi statt ferm! Leggi e citt'!
Poesia che non centra un cazzo col compleanno di mia mamma.
Siamo degli evasi all’ora dell’aperitivo.
Come Cinaski, come Bukowski.
Siamo fuori dai giri che contano.
Non ci telefoniamo per vederci ma aspettiamo che capiti.
La vita è l’arte dell’incontro.
Siamo fuori da ogni logica.
Non siamo seduti dalla parte della ragione;
ma nemmeno dalla parte del torto.
Giriamo nei nostri pantaloncini con i tasconi
infilandoci dentro tutte le nostre inquietudini.
Di giorno sputiamo via i sogni con la tosse.
Di notte accumuliamo stanchezze.
Non siamo mai uguali a noi stessi.
Mai soddisfatti eppure ridiamo.
Ridiamo di noi stessi,
delle nostre debolezze.
Rifuggiamo gli esseri abietti e provinciali
Come la peste, come cavallette d’Egitto.
Rincorriamo grovigli statici.
Rincorriamo trasfusioni infette di fluidi.
Siamo coltelli da arrotare.
Siamo tori dalle corna limate.
Siamo innocui e vacui.
Ma fastidiosi.
Siamo sognatori e sognati.
Siamo arenati nell’arena.
Vogliamo fallire sempre meglio.
Siamo cicale smunte di inverno.
Siamo quelli che alle donne dicono così:
quando Dio creò l'amore non ci ha aiutato molto
quando Dio creò i cani non ha aiutato molto i cani
quando Dio creò le piante fu una cosa nella norma
quando Dio creò l'odio ci ha dato una normale cosa utile
quando Dio creò Me creò Me
quando Dio creò la scimmia stava dormendo
quando creò la giraffa era ubriaco
quando creò i narcotici era su di giri
e quando creò il suicidio era a terra
quando creò te distesa a letto sapeva cosa stava facendo
era ubriaco e su di giri
e creò le montagne e il mare e il fuoco
allo stesso tempo ha fatto qualche errore
ma quando creò te distesa a letto
fece tutto il suo sacro universo.
In giallo Rocco Spagnoletta
In blu Henry Charles Bukowski
Cazzo serviva un secondo nome anche a me!!!!
giovedì 4 settembre 2008
di disfattisti sconfitti, rancorosi, rabbiosi, rebetici ma felici di cambiare direzione...
Ci si arrende alla sconfitta solo quando le forze per combattere sono esaurite o quando non vale più la pena combattere?
Ma la disfatta, ah la disfatta è stupenda!!!
La disfatta non è una sconfitta.
Una disfatta è una disfatta.
Noi tutti, sin da bambini, siamo stati educati alla vittoria. Anche a scuola ci facevano leggere i libri scritti dai vincitori e mai quelli scritti dai vinti. Hanno formato menti non avvezze alle sconfitte. Ma io sono riuscito a fare molto di più: sono riuscito a trasformare la sconfitta in disfatta perché solamente dalle ceneri putride di una disfatta si può rinascere. A meno che non ti mandino all’isola di Sant’Elena e ti avvelenino come fecero con l’ex imperatore Bonaparte e allora sì che so' cazzi!!!
Se esasperi la sconfitta nel tentativo disperato di recuperare la battaglia provochi una disfatta. Lo so non è divertente ma è così. Se ti ritiri nei ranghi e pensi alla strategia di domani è solo una sconfitta. Ma se continui sperando di potercela fare allora è una disfatta.
Solo i più temerari finiscono in disfatta.
La sconfitta è per i cani di razza.
Così come la vittoria.
Così come il perdono.
Un mad dog non si accontenta della sconfitta ma imprudente va avanti fino alla disfatta.
Un mad dog non perdona.
Un mad dog porta rancore.
Ma non è mai troppo tardi per diventare un Mad Dog.
Non è mai troppo tardi per diventare un Mad Dog.
Non è mai troppo tardi per ripulire il pensiero.
Non è mai troppo tardi per non essere da meno.
Non è mai troppo tardi per chiudere porte e finestre.
Non è mai troppo tardi per cadere dalla padella nella brace.
Non è mai troppo tardi per abboccare (e mi piace abboccare).
Non è mai troppo tardi per imparare a suonare.
Non è mai troppo tardi per il teletrasporto.
Non è mai troppo tardi per disilludersi.
Non è mai troppo tardi per cambiare direzione.
Non è mai troppo tardi per non sentire più dolore.
Non è mai troppo tardi per la conversione.
Non è mai troppo tardi per avere una nuova coscienza.
Non è mai troppo tardi per cantare un rebetico:
Sulla pelle ti ho tatuata
come un crotalo per farmi ricordar
dell'aspide nel cuore che mi succhia
succhia la tua crudeltà
ora non sento più dolore
non c'è niente
niente c'è più da succhiar.
FINE ULTIMO EPISODIO.
SIGLA...
lunedì 30 giugno 2008
Rocco vs Charles (esercizi di stile)
“Pure a me!!” (Rdmm)
“Secoli di poesia e siamo sempre al punto di partenza.” (C. Bukowski)
“Sti coglioni, vanno a capo un paio di volte in più e si sentono poeti!” (Rdmm)
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La differenza tra Democrazia e Dittatura è che in Democrazia prima si vota e poi si prendono ordini; in una Dittatura non c'è bisogno di sprecare il tempo andando a votare. (C. Bukowski)
“Perché ci interessiamo ancora di politica? Per decidere quali giovani inetti vengano a mettercelo in culo?” (Rdmm)
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INCIPIT di Storie di Ordinaria Follia
Cass era la più giovane e la più bella di 5 sorelle. Cass era la più bella ragazza di tutta la città. Mezzindiana, aveva un corpo stranamente flessuoso, focoso era e come di serpente, con due occhi che proprio ci dicevano. Cass era fuoco fluido in movimento. Era come uno spirito incastrato in una forma che però non riusciva a contenerlo. I capelli neri e lunghi, i capelli di seta, si muovevano ondeggiando e vorticando come il corpo volteggiava. Lo spirito, o alle stelle o giù ai calcagni. Non c'era via di mezzo, per Cass. C'era anche chi diceva ch'era pazza. Gli imbecilli lo dicevano. Gli imbecilli non potevano capirla. (C. Bukowski)
INCIPIT di Storie di Straordinaria Foschia
Quel giorno andò tutto esattamente come doveva andare.
Lei lo liquidò senza troppe spiegazioni e lui tremò alle sue parole. Erano a 1.000 km di distanza e il freddo di gennaio era caldo di fronte al gelo che viaggiava tra quei due telefoni. Quel momento segnò la vita di Gass. Da quel giorno, da buon disilluso, iniziò a guardare con distacco il mondo, a essere cinico e a non guardare mai più le stelle! (cazzo ho scritto stelle!!!)… finchè un giorno il caso si distrasse e gli fece incontrare lei.
Porca puttana allora è vero!!
Vinicio l’aveva detto (e pure scritto) che la vita è l’arte dell’incontro! (Rdmm)
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Le donne sono animali fondamentalmente stupidi ma si concentrano sul maschio con un impegno così totale da riuscire spesso a sconfiggerlo quando lui pensa ad altro. (C. Bukowski)
Ho detto a una mia collega che assomiglia a Ronaldinho e si offesa!
“Ma Ronaldinho è un grande campione!” le ho detto, ma lei niente, si è offesa a morte.
Che palle le femmine, non glie ne va mai bene una! (Rdmm)
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Chiedo umilmente scusa al Maestro Bukowski per essermi accostato anche solo per esercizio a lui.
Buona settimana gente!
mercoledì 25 giugno 2008
un post di denuncia... l'ignoranza ce la IMPARANO a sQuola.
Ma un blog autorevole come questo non poteva sorvolare.
Se non vi va vi autorizzo a non leggerlo.
Ci si legge domani.
Ciao.
“Fai scialo diletto mio delle tue cosce
Fai scialo amante mia delle tue braccia
Il vino scorra a sangue nei crateri
Noi gusteremo il giorno un giorno ancora
Brucia Troia Brucia Troia
Troia brucia Troia brucia
Brucia Troia Brucia Troia
Troia brucia Troia brucia
Come io brucio per te...”
Vinicio dovrebbe essere studiato a scuola.
Ma proprio alla scuola elementare.
O perlomeno ascoltato in tenera età, quando inizia la formazione di ogni bambino.
Mamma fa la maestra elementare e fa ascoltare Vinicio ai suoi alunni. Ascoltando Vinicio i bambini arricchiranno il proprio lessico ed esploreranno poetiche diverse e insolite (non i soliti leopardi).
C’è un problema di fondo nelle scuole italiane ed è il TEMPO.
Dai programmi e soprattutto dallo svolgimento di tali programmi sembrerebbe che la letteratura mondiale si fermerebbe ai primi del ‘900 e comprenderebbe solamente scrittori italiani. E vaffanculo a Beaudelaire e a John Fante e a Dostoevskij.
Il fatto è che a maggio dell’ultimo anno di liceo o di qualsiasi altra scuola superiore già è troppo il manifesto del futurismo di Marinetti . Figuriamoci se poi si vuole prendere in considerazione il male di vivere di Montale o i soldati/foglie di Ungaretti quando iniziano a spogliarsi le ragazze per via dei primi caldi!!
Per sentito dire sappiamo quindi che esistono Montale, Ungaretti, Quasimodo perché hanno vinto un Nobel e perché ogni tanto escono nelle tracce dell’esame di stato, quasi a voler denunciare l’incompiutezza della scuola italiana.
Di Manzoni invece ci fanno due palle quanto a quelle di Renzo (battuta tamarra ma sagace) con tutto quel polmone di Romanzo e con la sua conversione, il libero arbitrio e la Provvidenza e mai autore fu più contraddittorio… Alessa’ ti devi decidere: o Provvidenza o Libero Arbitrio!!
“Del Manzoni preferisco quello vero: Piero.” (F.B. dei Baustelle)
Piero Manzoni è l’autore di ”Merda d’Artista” opera d’arte che potete ammirare sulla destra scorrendo il blog. (N.d.A.)
La colpa naturalmente è del ministero e dei programmi, non dei professori che fanno quello che possono, spesso annoiati da trent'anni di alunni ignoranti e di stipendi orrendi, salvo poi prendersi tutte le colpe.
Credo che una soluzione a questa mancanza (GRAVISSIMA) dell’insegnamento italiano sia adottare nello svolgimento dei programmi un’alternanza tra inizio e fine, una botta a Foscolo e una a Fogazzaro, una botta a Manzoni e una a Ungaretti… legandone indissolubilmente i destini a futuri autori d’unione tra i periodi… (ho scritto una cazzata??)
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
(S.Quasimodo)
Vi siete persi Quasimodo.
E Montale.
Io il compito su Montale dell’esame di stato l'avrei iniziato così:
“Montale fa bene all’amole.”
giuro!!!
Brucia Troia Brucia Troia
Troia brucia Troia brucia
Brucia Troia Brucia Troia
Troia brucia Troia brucia
Come io brucio per te..
La NOSTRA RUSSIA HA VINTO ANCORA: non sempre vincono i favoriti, spesso vince chi ci crede…
LA VITTORIA E’ UNO STATO DELLA MENTE.
giovedì 12 giugno 2008
che poi a me la poesia mi rende spavaldo!
Calca Plei (come direbbe Donatello)
Oggi vi scrivo un post che va al di là di tutte le considerazioni sull’epopea degli sconfitti, sulle sconfitte in cui si forgiano gli eroi, sugli sconfitti protagonisti dell’esistenza umana, sugli sconfitti-simbolo della natura umana, sugli sconfitti paradigma del genere umano nato difettato.
Oggi vi scrivo un post che non parla di niente di tutto ciò, che non parla di Bukowski e del suo compagno di sbronze Sanchez che considera “la sanità mentale” come “un’imperfezione”. Ma cazzo Sanchez!!
Non parlerò della ricerca affannata e quotidiana e affannosa e improbabile della perfezione, del successo (su cesso non a caso!) che secondo tutti (i coglioni) è il fine ultimo dell’esistenza... e "chiamarli coglioni è un'offesa per i testicoli" (G.C.)
Non vi dirò in questo post che più grossa è la posta e più sono grosse le perdite.
No! Cazzo! Non parlerò di un cazzo di tutto questo!!
Il fatto è che siamo nati dalla parte di Spessotto o siamo noi stessi Spessotto e ci facciamo la scrima perchè vogliamo travestirci da Davide... ma...
“E il paradiso nostro è questo qua,
fuori dalla grazia,
fuori dal giardino.
Va la notte che verrà
non siamo più figli del ciel,
figli del ciel,
figli del cielo,
ma di quei farabutti di Adamo e di Eva.” (VC)
Cioè noi non faremo mai parte di quelli con la scrima...
Scriveva un poeta di nome Yzu:
“Non
Sarò
Mai
Come
Voi
Volete
Che
Io
Sia”
A parte gli “Amplessi Destrutturati”
e
“Fluide Parole Scorrono
Attraverso Cataratte
A Volte Immemori.” (Yzu)
"Il fatto è che poi a me la poesia mi rende spavaldo!" (rdmm)
"Idiota!!" (Dostoevskij)
FINE
lunedì 9 giugno 2008
EPITAFFIO
E le ho spente in un posacenere.
Ho camminato per Parigi con i pugni in tasca
E i pantaloni gonfi
Mi sono divertito quando si è trattato di respirare
Guardando poi
Ciò che restava dietro le finestre
Mi sono consumato occhi, naso e mani
Ho fatto l'amore a Venezia, Napoli e Copenaghen
Ho fatto l'amore con Milano
Ho giocato il mio sorriso
E l'ho perso
Mi sono fatto biondo inseguendo la gioventù
E ho perso la gioventù inseguendo le bionde
Sono entrato nei mondi paralleli
Sono uscito dal tunnel della vanità
Mi sono creduto Dio
E Dio ha creduto in me
Mi sono drogato e ubriacato
Solo per avere qualcosa da dire
Ho speso tutto perché non avevo niente
Ho creduto nei giorni dispari perché amo le differenze
Ho amato odiare perché ho odiato amare
Ho giocato a scacchi con la morte
E mi sono sentito un re
Mi sono avanzati tre giorni e sono risorto
Ho avuto ragione e ho avuto torto
Ho vissuto le cose altrui
Solo perché sono nato maschio
Ho avuto tempo e l'ho ammazzato
Ho avuto il resto ma mai la mancia
Mi sono piegato in due
E ho ricominciato da tre
Ma non ho mai smesso
Di piangere…
Dal ridere.
Vincenzo Costantino Cinaski
(per gentile e ignara concessione del più grande poeta italiano vivente.)
giovedì 15 maggio 2008
Bellimbusti e Pelo!!!
Lo ZENIT di San Pietroburgo ha vinto la coppa UEFA e io ci avevo scommesso ($$$$)!!
Lo ZENIT di San Pietroburgo è diventata la mia squadra del cuore…
Stasera, poi, vado al cinema a vedere “I DEMONI di SAN PIETROBURGO”.
Sembra che da quando ho scelto San Pietroburgo come città dove passare la mia maturità letteraria trovo riferimenti a questa città dappertutto.
(Quando mai una squadra di questa città aveva vinto una competizione europea???)
Sembra che uno spirito russo mi dia dei continui messaggi per affrettare il mio ritiro nella città di Pietro il Grande.
I poeti russi non avevano un cazzo da fare tutto il giorno… fondamentalmente un po’ come tutti i poeti del mondo ma quelli russi di più, è una mia opinione personale.
Majakovskij l’ho conosciuto perchè Vinicio una sera su un palco disse:
“Donne che amate la mia carne e tu, ragazza
che mi guardi come un fratello,
coprite me, poeta, di sorrisi:
che io li cucirò come fiori
sulla mia blusa di bellimbusto.”
Rimasi FOLGORATO da questi versi!
Maja chi????
Majakovskij, fa anche rima con Bukowski!!!
Bellimbusto???!!!
Cazzo non avevo mai trovato un poeta che scrivesse BELLIMBUSTO!!!
Che poi non vi viene da pensare: in russo come cazzo si potrà mai dire BELLIMBUSTO?
Maschi lettori di questo blog fate un esperimento:
alzatevi in piedi
recitate quei versi
con enfasi sulle parole
“DONNE”
“TU”
“IO”
“BELLIMBUSTO”
FATTO?
Non vi sentite anche voi un po’ bellimbusti? (plurale? Bellimbustsss?)
Non vi sentite Belli e Impossibili?
E anche un po’ russi maledetti alla Rasputin?
No?
Vabbè non fa niente!
E poi c’è quella canzone di Lucio Dalla che non centra un cazzo con San Pietroburgo e la poesia russa… quella che state ascoltando se avete premuto play al video sovrastante (sovrastante??!!!)… una poesia già nel titolo “Disperato Erotico Stomp”
Ti hanno visto
bere a
una fontana
che non ero io.
[…]
Ti hanno vista alzare
la sottana
la sottana
fino al pelo…
[...]
Lucio Dalla ha scritto e cantato “PELO”!!!
È quasi come “BELLIMBUSTO”!!!
( “Io mi cucirò neri calzoni
del velluto della mia voce.”
Vladimir Majakovskij )
mercoledì 7 maggio 2008
... dei Doors e di Dostoevskij e di un giorno da santificare…
Stamattina ascoltavo i Doors e mi rendevo conto che l’hammond di Ray Manzarek ti penetra le orecchie fino ad arrivare al cervello e ti da una sensazione di inquietudine e poi di appagamento quasi un minuto di felicità come una mail/risposta del tutto inaspettata… (no Dario non ti preoccupare non mi buco!!!)refuso…
Lo sapevate che l’errore di stampa (abulicamente detto refuso) è il peggior nemico dei poeti?
Così ti capita di sbagliare il giorno più importante della tua vita per la foga di vederlo scritto e per la troppa vicinanza del 7 con l’8…
compare…
… e voi cercate i vostri compari.
E poi ci sono delle persone con cui instauri un rapporto di affinità intellettuale fortissima (non ce ne sono molte nel mondo, saranno 2 o 3 in tutto per ognuno e 1 solo per i più fortunati) incrociando John Fante e Fedor Dostoevskij con Vinicio e i Gogol Bordello. Queste persone le riconosci dopo un po’, quando ti inizi a chiedere quando e come è iniziato questo profondo legame e non sai darti una risposta. Non è nato in un punto e ad un tempo preciso ma era lì che aspettava chissà da quanto tempo di essere riconosciuto tale.
Riconosceteli questi legami fatti di affinità intellettuale e brindisi senza la rima.
Quando si dice compare si intende che appare nel senso che il compare è apparato o è un apparato?
So’ ragazzi e giocano con la lingua…
spiriti…
… e voi cercate i vostri spiriti.
Perché poi rendiamoci conto che abbiamo degli spiriti guida non indifferenti!!!
Fante aveva Dostoevskij… “Poi accadde. Una sera, mentre la pioggia
batteva sul tetto spiovente della cucina, un grande spirito scivolò per sempre nella mia vita. Reggevo il suo libro tra le mani e tremavo mentre mi parlava dell’uomo e del mondo, d’amore e di saggezza, di delitto e di castigo, e capii che non sarei mai più stato lo stesso. Il suo nome era Fedor Dostoevskij.[…] Dostoevskij mi cambiò. Mi rivoltò come un guanto…” (John Fante - La Confraternita dell’Uva – Einaudi 2004)io ho Bukowski e Beaudelaire per ora…
eroi…
… e voi cercate i vostri eroi.
I miei eroi mi sono accorto che sono tutti dei perdenti!!!
Fin da piccolo non ho mai considerato quegli inutili vincenti come miei eroi.
Ogni tanto (anzi spesso) vedendo i cartoni animati speravo che una cazzo di volta potessero vincere anche un po’ i cattivi perché non era possibile che perdessero sempre!!
I miei eroi hanno tutti perso!
Tutti!!
Tanti Henri Cinaski che popolano il mondo!
I miei eroi sono i tanti perdenti di successo famosi e quasi tutti morti perdenti e i tanti perdenti della vita di tutti i giorni che nonostante tutto diventano eroi di infinite epopee quotidiane… l’eroe nasce nella sconfitta!!!
Io stesso sono un perdente e studio da eroe…
… e intanto ascolto i doors e aspetto che arrivi il nostro nuovo giorno da santificare…
giovedì 24 aprile 2008
NON HO STIMA DELLA RIMA.
E non ho mai trovato una poesia con dentro la parola “destabilizzante” o "ionizzatore"?
E le rime?
Oddio la rima no!!
O ti chiami Dante e hai viaggiato (sotto chiaro effetto di sostanze) tra paradiso, inferno e purgatorio o altrimenti lascia perdere la rima!
Montagna – Lavagna
Finestra – Balestra
Mare – Fare – Amare
Remi – Schemi:
ABBA (non il gruppo di “Mammamia”)
“Sono andato in montagna
E ho perso la lavagna”
Pur di fare la rima si scrivono cazzate impressionanti!
e mi son bagnato i piedi".
a proposito di poesia
Vinicio Capossela
LIVE IN VOLVO
Track 7
CRISTAL
Più fragile del cristal
appunto a te,
PS
Domani è il 25 Aprile, è una ricorrenza importantissima: il secondo anniversario della famosa notte di Salerno con Vinicio.
2 protagonisti della notte sulla spiaggia di SalernoPS2
Stasera c'è una festa'70...
mandateci una mail a:
musicamanovella@libero.it
e vi invieremo un invito ad una festa molto anni ’70 che non possiamo rendere pubblica per ovvi motivi di sicurezza.
lunedì 21 aprile 2008
Bonus track
Rit.
“va e dille che sto bene
di non pensare a me di lasciar perdere
il vento soffia e il tempo passerà.”
Buona settimana.
PS: La canzone è un pezzo di qualche anno fa di Lorenzo… che poi qualche fesso dice che ho copiato pure la canzone!!!
giovedì 10 aprile 2008
"...io trovo dappertutto la poesia anche nell'atrio a casa mia tra odor di chiuso e di brioche"
Vinicio è il suo prolungamento in musica.
Ascoltate leggendo.
“ PERCHE’ TI CHIAMANO CINASKI?"
C’era una luna strafottente la notte in cui attendevo con terrore l’arrivo del giorno dopo,il mattino avrebbe portato con se le domande terribili di una professoressa di matematica che in base alle risposte ricevute mi avrebbe giudicato:dovevo essere interrogato.
Se le interrogazioni non si chiamassero cosi non incuterebbero terrore e non ti farebbero sentire colpevole soprattutto quando non sai un cazzo. Quella mattina mi alzai da casa con la determinazione di chi qualcosa doveva fare,si qualcosa di ingegnoso per evitare l’interrogatorio. Pensai ad una bomba nella scuola,all’invenzione di uno sciopero a qualsiasi cosa per tirarmi fuori da una figura marrone. Ero in quella fascia di età in cui si è troppo giovani per avere coraggio e troppo grandi per essere vigliacchi,era l’età dell’incoscienza: 16 anni.
Mentre l’autobus mi portava al supplizio le fermate scalavano e si avvicinava la discesa,la discesa all’inferno come avrebbe detto il mio amato Rimbaud. Mi ero già ingollato un paio di sorsi di Johnny Walker per farmi coraggio e una lattina di Heineken,la colazione degli incoscienti.
Bevevo già da un anno e il fisico mi aiutava a sopportare la velocità con cui stavo crescendo e a reggere oltre l’alcool la sorte che mi voleva vittima delle mie paure e di una maledetta infezione al fegato che mi aveva regalato su tutto il corpo ma in particolare su viso, tronco e spalle le cheloidi,tumori della pelle grossi come fave che lasciavano cicatrici aperte e dolorose insomma una cosa chiamata acne cheloidea che mi aveva allontanato da tutti e spinto verso l’odio nei confronti del mondo e amore per tutto quello che mi faceva dimenticare e sentire un altro:l’alcool!
Assorto nei miei pensieri quando mi rimisi in connessione con me stesso la fermata alla quale dovevo scendere era già passata da tre,decisi allora di proseguire e andare verso la città.
La città attendeva un giovane leone e io mi sentivo un giovane in preda alla smania di crescere e farla finita.
L’odore di pizza in via Torino era forte come i fiori in primavera e gli ultimi soldi rimasti in tasca mi consentivano almeno un assaggio.
Mangiavo la mia pizza e passeggiavo davanti alla Rinascente e mentre camminavo osservavo in maniera neutra le facce e le speranze e condividevo i sogni e le illusioni ma loro non lo sapevano e io li ignoravo erano solo materiale per il libro che sognavo di scrivere o la poesia che mi girava in testa in quel momento.
Nessuno pensa che a 16 anni si possano scrivere poesie a meno che non ti chiami Rimbaud e ti innamori di te stesso ma io sapevo che la gioventù è un lusso e che a me interessava solo capire come farla franca e conservare la dignità di chi le cose le sa ma non ha voglia di discuterle.
La fuffa, le scuse per far comprendere al mondo che io non stavo perdendo ma era il mondo che stava perdendo me e perdendo l’ennesima occasione di scoprire un poeta che non sapeva neanche di esserlo.
Io non lo so se lo fossi ma quando mi trovai sotto la galleria Vittorio Emanuele di fonte ad una locandina cinematografica con il culo di Ornella Muti in bella vista mi fermai e non so se fosse un pensiero poetico a muovermi o gli ormoni del sedicenne che erano in me ma entrai in quel cinema e cercai il mio posto in solitaria per evitare chiunque e mi sedetti aspettando il Film.
Si trattava di "Storie di ordinaria follia" di Marco Ferreri tratto da un libro di Charles Bukowski ed io non conoscevo nessuno dei due e non vedevo l’ora di vedere il culo di Ornella Muti ma dopo un quarto d’ora tutto quello che avevo imparato a proposito della poesia francese e della maledizione era diventato segatura di fronte a quello che stavo vedendo.
La poesia che racconta la poesia, Ferreri che racconta Bukowski con la faccia di Ben Gazzarra,non credevo fosse possibile scrivere in quel modo raccontando la vita e l’alcool non c’entrava un cazzo io già bevevo da un anno pensando a Baudelaire che in quel momento mi sembrava l’ultimo dei poeti.
Ecco cosa cercavo uno che la vita la prendesse come veniva e gli facesse capire che in fondo non sentiva la necessità dell’amore corrisposto nei confronti della vita e coltivava il culto del silenzio quando non si ha niente da raccontare.
Avevo trovato la mia strada,e ne dovevo fare ancora tanta ma appena fuori dalla sala ormai dimentico del culo italico cominciai a mandare affanculo tutto quello che mi aveva affascinato fino a quel momento…gli hippies, la beat generation fate l’amore non fate la guerra e cominciava la mia guerra personale in nome dell’amore per la vita.
Non rinnegavo niente ma avevo semplicemente cambiato strumento ora l’asfalto cominciava a prendere senso gli odori e le puzze diventavano i profumi della vita avevo incontrato la chiave ora non mi restava che trovare la porta.
Di fronte a me c’era il negozio di libri Ricordi e forse non era un caso che fosse proprio di fronte all’uscita del cinema.
Entrai ma in breve realizzai che non avevo più una lira mi avventurai comunque alla ricerca di un libro qualsiasi di Charles Bukowski e quello che trovai era perfetto: raccolta di poesie dal titolo "462-014" che poi scoprii essere il numero telefonico della casa in cui il vecchio ha vissuto per un periodo,numero che avrei composto innumerevoli volte per innumerevoli notti ottenendo sempre la stessa risposta: - desculpe el senor bukowski,el borrachon no esta mas aqui….-
Una volta fuori dalla libreria il vecchio e le sue parole erano uscite con me,il mio primo esproprio letterario,e comiciai a divorarlo tanto che arrivato a casa era già finito.
Il giorno dopo sotto il mio banco scolastico il Johnny Walker che stava sempre li ad aspettarmi in solitaria aveva trovato un compagno,il mio primo libro di Bukowski.
Cominciai a diffondere il verbo per tutta la scuola e tutta la citta, era il 1980 e la miopia della stampa italiana aveva come sempre ignorato l’esistenza e la portata di tale scrittura era ancora impegnata a commentare le foglie che cadono,la luna che splende e le stelle che luccicano .
Solo quando i francesi se ne accorsero dopo i tedeschi allora anche noi,e per noi intendo gli addetti ai lavori, ce ne accorgemmo…ma io ero arrivato prima e ne ero fiero
Alla faccia di Beniamino Placido.
Fu cosi che una notte dopo l’ennesima telefonata a vuoto e l’ultimo bicchiere di rum quando mi sentii chiamare Hans che era il mio soprannome li mandai tutti affanculo urlandogli addosso di chiamarmi Chinaski che da quel momento in poi io ero Henry Chinaski
E che non capivano un cazzo della vita tanto quanto me ma se non altro io cercavo di viverla in ogni suo aspetto perché solo così un giorno avrei potuto raccontarla.
Nel giro di pochi giorni cominciarono a chiamarmi Chinaski…….. ma ormai avevo scoperto Francois Villon e non potevo più cambiare nome…
Vincenzo Costantino Cinaski
http://www.myspace.com/carlocinaski
mercoledì 26 marzo 2008
L’angolo delle poeticherie…
Come avrete sicuramente notato, in questo blog ogni tanto nasce una nuova rubrica e dopo qualche puntata muore.
Oggi ne nasce una nuova.
Ma presto morirà!
LATO A
I poeti fondamentalmente sono degli sfigati ma proprio per questo servono alla società del consumo dove nessuno vuole essere più sfigato, dove tutti vogliono essere cool e inseguire le tendenze.
I poeti soffrono per tutti e scrivono per tutti, producono parole, pagine e pagine e pagine di utili parole da cui quelli cool attingono un paio di versi ogni tanto, li mettono in un sms o in una mail tanto per fare la figura dei romantici… infatti non abbiamo mai tempo per produrre parole, siamo troppo impegnati nei continui tentativi di accoppiarci (eiaculare non lo potevo scrivere sul blog!!!) e allora usiamo i poeti!
E se fossimo tutti poeti?
Molti pensano che basti andare a capo spesso per essere un poeta.
Altri non hanno mai letto una poesia in vita loro.
Altri ancora non hanno mai capito una poesia in vita loro!
Altri non hanno capito la musica della poesia.
Ma se fossimo tutti poeti?
Tutto è crollato
Senza far rumore.
Non sprecate amore!
LATO B
Come rovinare un post sulla poesia:
Lei cerca in casa il suo lui (che intanto è in bagno) e urla:
“Stai cacando amore?”
Lui risponde dal bagno con un filo di voce sforzata:
“No, quale amore, sto cacando merda!!!!”
(se ve la raccontavo a pasquetta morivate tutti di infarto!!!)
La verità sta nelle sfumature. (C. Bukowski)